Liberare le vacanze
Da bambino ho sognato il mare tante volte. Per molte ragioni i miei genitori partivano raramente, e così la vacanza viveva soprattutto nell’immaginazione: in quell’orizzonte azzurrissimo, nel sole rosso che tramontava sul mare, nei gelati dai mille colori osservati dietro il banco di una gelateria. Quanto sarebbe bello ritrovare lo sguardo stupito del bambino che si prepara a partire. Uno sguardo capace di scoprire l’incognito, l’avventura e l’imprevisto, lasciandosi accarezzare dalla brezza del mare o dall’incanto dei boschi di montagna. Sarebbe bello sfuggire all’abitudine, ai ritmi frenetici del lavoro e della quotidianità, per ritrovare almeno una parte di quell’infanzia lontana e spesso dimenticata. Un tempo l’attesa della partenza conteneva già tutta la gioia della vacanza. Il tempo sembrava dilatarsi, gli orizzonti si facevano immensi e ogni esperienza appariva nuova. Si cenava al chiaro di luna e il domani sembrava appartenere interamente a noi: quella era la vera vacanza. La vacanza è profondamente legata al desiderio, all’amore e alla passione per la vita. Per alcuni è occasione di silenzio e introspezione; per altri è l’emozione di ciò che potrebbe accadere. È anche il tempo della nostalgia felice, quella che i bambini conoscono meglio di tutti, perché sanno ascoltare i ritmi, le atmosfere e le meraviglie del presente.
Quando questa dimensione si perde, la vacanza rischia di ridursi a prenotazioni, bagagli e partenze organizzate con frenesia. Non più tempo liberato, ma semplicemente tempo libero, spesso imprigionato in nuove abitudini.
Per questo educare alla vacanza ha un valore importante quanto educare al lavoro o allo studio. È nella famiglia, pur con tutte le sue imperfezioni, che nascono e si custodiscono i sogni. La realtà e il sacrificio sono necessari, ma senza sogni, passioni e ideali tutto rischia di diventare efficiente ma sterile, privo di fascino e di speranza.
La vacanza non è un tempo marginale in attesa del ritorno alle occupazioni “serie”. È un indicatore prezioso della qualità della nostra vita. Significa liberare il corpo, dilatare il tempo, aprire gli spazi interiori ed esteriori. Gli sguardi luminosi dei bambini, nelle prime giornate d’estate, continuano a ricordarcelo. Basta imparare, come sanno fare loro, a guardare il mondo con occhi diversi.


