Dolce e tenera è la notte

Dolce e tenera è la notte, quando il pensiero si fa quieto e fiducioso e il cuore attende una mano protettiva che lo accompagni verso il cielo. La notte abita due mondi: quello della nostalgia serena e quello in cui il buio diventa angoscia. La sua oscurità può generare paura e tremore, evocare figure inquietanti e condurci all’incontro con l’ignoto; ma può anche diventare una forma di conoscenza, capace di illuminare la mente e l’immaginario che dimora in noi. La Cura, di cui siamo protagonisti su un grande palcoscenico, si nutre delle luci e del rigore della tecnica, ma anche della forza dell’immaginazione, delle ombre del crepuscolo e della notte. Riflettere sull’oscurità e sulle sue diafane luci significa accettare la sfida dell’Altrove che, silenziosamente, attraversa l’esistenza. Curare di notte e curare la notte significa confrontarsi con l’ambivalenza della vita, che custodisce insieme il sogno e il sonno profondo. È faticoso sostare davanti alle tenebre e all’inabissarsi della mente addormentata, rimanendo vigili «sentinelle della vita». Ma occorre guardarsi anche dall’eccesso di luce che squarcia il buio: come ricordava Seneca, «non c’è nulla di più oscuro delle torce, che ci servono non a vedere in mezzo alle tenebre, ma a vedere le tenebre».

La Cura combatte da sempre la sua battaglia tra luce e oscurità, dall’Egeo alle moderne sale della tecnologia. Curare e prendersi cura di sé per poter accogliere l’altro significa anche saper attraversare il buio, talvolta accompagnati da chi lo ha già percorso, come gli Stalker di Tarkovskij. È nel silenzio e nella solitudine della notte che emergono voci, domande e mondi in attesa di dialogo.

Molti professionisti della cura testimoniano l’impegno e la fatica del curare nella notte, con possibili conseguenze sul benessere psicofisico. Come curare, allora, senza smarrire se stessi? Come attraversare quelle zone d’ombra in cui la comprensione di sé e dell’altro si affievolisce, mettendo a rischio la relazione di cura?

Diventa perciò essenziale imparare a curare la notte, dentro e fuori di noi, accogliendo anzitutto il nostro stesso buio. Le relazioni e i laboratori di questo convegno intendono offrire uno spazio di riflessione sulla cura di sé per chi cura, affinché il buio non sia soltanto limite o smarrimento, ma anche possibilità di conoscenza, risveglio e incontro autentico con sé e con l’altro

 

                                                                                                                                                                                    Graziano Martignoni