Soffocamento e smarrimento
Il mondo cambia più velocemente di quanto riusciamo a pensarlo e a sentirlo. Il trasloco verso un nuovo mondo è iniziato da tempo e viviamo in uno stato di precarietà simile a quello che precede una partenza: bagagli pronti, controlli affannosi, consapevoli che qualcosa verrà dimenticato e che molto dovrà essere lasciato indietro.
Viviamo in un “tempo sismico”, tra l’incertezza della nostra “casa” — famiglia, relazioni, lavoro, quotidianità — e la difficoltà di immaginare il mondo che ci attende. Un tempo in cui il bagaglio deve essere leggero, a volte così leggero da farci dimenticare ciò che ha davvero valore. Navighiamo a vista, spesso con la sensazione che anche chi governa faccia lo stesso. Quando manca una rotta chiara, la confusione cresce e trovano spazio presenze invisibili e corrosive: è questa la forma dell’incertezza del nostro tempo.
Che fare allora? Difendere identità fragili o aprirci a mondi che non sappiamo ancora accogliere? La sfida è imparare ad abitare l’incertezza sul piano culturale e politico, dotandoci non solo di nuove tecnologie ma di nuovi pensieri capaci di dare senso e orizzonte condiviso alla vita. Rischio e incertezza sono parole chiave del nostro tempo. Abbiamo esaltato il rischio come valore, ma restiamo disarmati davanti all’incertezza che esso produce. Come scrive Ulrich Beck, siamo una società del rischio.
Oggi paura, rischio e incertezza fanno parte della quotidianità. Non percepiamo più il pericolo solo come individuale, ma come qualcosa che può colpire l’intera comunità. Da qui nascono difese identitarie e nuovi confini. Il rischio è trasformare difese necessarie in prigioni soffocanti o, al contrario, smarrirci nell’apertura totale.
L’identità non è mai immobile: se lo fosse, morirebbe. Eppure ci eravamo abituati a credere nella sicurezza assoluta. Oggi il lontano è qui, l’Altrove dentro casa.
Assistiamo anche a un indebolimento dei valori che ci fondano, come se vivessimo in uno stato di assedio diffuso. Un’incertezza che appare come una vera “malattia di civiltà” e che si esprime nella domanda: dove possiamo nasconderci da un nemico invisibile? Ma nascondersi non è una soluzione. Quando il vento dell’incertezza soffia, cadono i confini tra pubblico e privato, tra esterno e interno, tra realtà e immaginazione.
Questo è il tempo di una Epifania culturale: legare il nuovo che arriva con la tradizione che ci appartiene, riscoperta anche grazie all’Altro. Senza questo legame diventeremmo alberi senza radici.
Graziano Martignoni


