Auspici per il nuovo anno
Saluto il nuovo anno con tre auspici: resistere al mondo delle “macchine”, cancellare la parola “consumatore” per dire uomo, difendere la nostra tradizione culturale prima di parlare ossessivamente di innovazione.
Parole che sembrano da tempo di battaglia. Ma possiamo davvero dire di vivere in tempi di pace?
Il primo auspicio è una resistenza quotidiana a tutto ciò che accresce la fragilità dell’esistenza umana, paradossalmente alimentata dalla potenza del nostro mondo tecnologico. Resistere alle macchine è illusorio; far resistere l’umano dell’uomo nel loro mondo è invece possibile, a partire dalle abitudini quotidiane.
Le macchine – uso volutamente questo termine – hanno i loro sacerdoti, pronti a celebrarne l’efficienza, la velocità, la capacità di rendere la vita più comoda e misurabile. Ma la saggezza, che è tutt’altra cosa, resta esclusa. Diffido di questo mondo non perché le macchine siano nemiche, ma perché sono inquinatori mentali: non risolvono i dilemmi fondamentali dell’esistenza e, penetrando nei nostri processi mentali, finiscono per orientare silenziosamente valori e pensiero.
Resistere significa allora smascherare la disumanizzazione quotidiana che incontriamo negli uffici, nei supermercati, a scuola, nei sistemi automatici che governano le nostre scelte, fino all’invasione di carte e dispositivi senza i quali sembriamo incapaci di orientarci. Non consideriamo questo mondo come un fatto naturale e inevitabile. Le macchine liberano l’uomo, si dice. Ma per fare che cosa? Per diventare, come scrive Bauman, un homo consumens?
Ed ecco il secondo auspicio: cancellare la parola “consumatore” dal nostro vocabolario quando parliamo dell’uomo. Basta osservare, nei giorni dei saldi, le cattedrali del consumo per capire come il bisogno di acquistare sia divenuto un antidepressivo sociale. Qualcuno ha persino parlato di un “Natale consumistico cristiano”. Ma allora, che cosa fece Gesù scacciando i mercanti dal tempio? Mi auguro che nessuno usi più, nel nuovo anno ,il termine consumatore (le parole pesano come pietre , é bene non scordarlo) per parlare dell’uomo.
Il terzo auspicio nasce da una inquietante smemoratezza culturale: la dimenticanza del Natale in un’agenda scolastica europea. Si è parlato di una svista, ma dimenticare il Natale nel cuore dell’Europa è il segno di una progressiva banalizzazione delle nostre radici. Qui l’oblio è più grave di una scelta politica consapevole.
Non scordiamo dunque da dove veniamo. Difendiamo la memoria culturale, per non trasformare il nuovo anno in un’ulteriore tappa verso la cecità.
Graziano Martignoni


