La “casa” del tempo natalizio
Il Natale ha bisogno di una casa, la cerca, la desidera. Ha bisogno di una dimora ove collocare il veloce “tempo della vita”. Un tempo, che nella magia di questi giorni, guardati con gli occhi sgranati dei bambini, a volte persino si arresta. La casa, la nostra casa dunque, garanzia della nostra intimità, scrigno dei nostri segreti, delle nostre speranze d’amore, ma anche delle nostre ferite. Tra le sue mura, divenute vieppiù fragili e permeabili, possiamo trovare e ritrovare la tenerezza dell’infanzia e delle sue magie, ma anche i dolori, le sofferenze e i conflitti che appartengono alla vita, come se tenerezze accoglienti, passioni d’amore e brucianti battaglie, si arrotolassero in un gomitolo d’esistenza, da cui tracima a volte dolce nostalgia ma altre amarezza e rabbia. Il pensiero della casa, di quel territorio dell’intimità, mi sopraggiunge in questi giorni che attendono il Natale, che come sempre diciamo, è festa della casa, della famiglia, della nascita, è festa della luce che si fa storia.
È la storia per ognuno di noi si fa ricordo, desiderio di ritrovare una nostra stella d’oriente, che spesso la vita adulta ci ha fatto smarrire, di riandare alla sorgente della nostra stessa vita. Il tempo natalizio ha in sé la forza simbolica della ripetizione. Si ripetono i gesti, le parole, le atmosfere, che per ognuno di noi sono come un “cannocchiale capovolto” capace di ritrovare e fermare dentro i fotogrammi della nostra vita già trascorsa. Tutto ciò quando l’anima di una casa e di una famiglia continua, pur tra le mille difficoltà della vita, a funzionare, come quel vecchio organetto, dimenticato nello scaffale degli affanni quotidiani per tutto l’anno, e che ora, riportato in scena, rinnova l’antica magia. Una magia che appartiene alla familiare intimità dei tanti oggetti che contornano il Natale ma anche alle sue luci pubbliche, che ne fabbricano l’atmosfera. Quando tutto ciò si spegne, si arrugginisce per la nostra incuria, quando tutto ciò si disperde nella banalità, che ruba l’anima e che invade l’intimità di questi giorni, allora quanta desolazione, quanta amarezza, quanto rimpianto, quanta solitudine può invadere il Natale. Un Natale allora divenuto di cartapesta. Il Natale non è infatti solo un Natale qualsiasi, è qualcosa d’altro, è un incontro tra nostalgia e passione per la vita che sta per rigenerarsi, per nascere. Senza questa esperienza, che ognuno vivrà a suo modo, il Natale fuggirà via, quasi senza lasciare traccia, si sfarinerà nelle mani dell`uomo smemorato. Un uomo smemorato ma anche un uomo che non sa dimenticare é a rischio di malattia, di stoltezza o di inconsistenza. Il Natale è un vero e proprio custode della memoria. Una memoria viva e trasformativa. Questa custodia ha però bisogno di un’attenzione alla temporalità della vita, che la banalità spezza, ferisce, deturpa e che può ritrovare il suo respiro proprio nel rito. L’attesa del Natale ancora una volta ci accompagna in prossimità di quella riscoperta. Due fiumi d`esistenza vi confluiscono, quello delle generazioni che si susseguono e quello dell`intimità. Giovani e vecchi, genitori e figli vi si specchiano, ritrovando, negli occhi incantati dei figli, il bambino che sono stati e che continua ad abitare dentro di loro, riascoltando a volte persino la voce di chi da tempo se ne è andato.
Chi non rivive nel buon o nel cattivo ricordo a Natale i tanti Natali della propria infanzia? Vero proprio “teatro delle generazioni”, il Natale, è anche “teatro dell’intimità”. Un’intimità fatta di complicità, di patti segreti, di racconti condivisi, di doni ricevuti e offerti. Tutto ciò a Natale diviene festa. Una festa che si nutre a volte dei sapori dolci della vicinanza, altre di quelli più amari della nostalgia. Una festa che parla di un ritorno a “casa”, come se l’esilio che sentiamo nella vita quotidiana si fosse per un attimo annullato. Vicinanza e lontananza, come fosse musica, che canta il mistero dell’inizio e della fine, incessantemente. La custodia della memoria, del suo ritmo, della sua musicalità possono forse farla rivivere dentro di noi come una vera e propria cura della vita. La casa del Natale, la nostra casa ritrovata, la casa del tempo che non è più ma è sempre presso di noi e dentro di noi, può divenire così, se noi lo vogliamo fortemente, in questo tempo di magia, in cui attendiamo una stella, un luogo di riconciliazione.
Graziano Martignoni


